Società Psicoanalitica Italiana-materiali

Programma di A.Battistini per la candidatura a Presidente della SPI

Angelo Battistini

Sintesi del Programma

Impegno per una SPI democratica, trasparente, solidale, aperta al confronto con la comunità scientifica e la società civile, che valorizzi i giovani e contrasti l’ageing.

Curare la Trasmissione della Psicoanalisi con l’aggiornamento del modello di Training: un modello “Italiano” basato su selezioni uniche dopo qualche anno di analisi e una frequenza di sedute settimanali da tre a cinque.

Premiare, nella scelta dei futuri analisti, non solo la motivazione, ma anche la creatività, la cultura generale, l’attitudine alla ricerca, la conoscenza delle lingue.

Formazione alla supervisione degli aspiranti AFT. Approfondimento dell’insegnamento clinico in relazione all’estensione del metodo.

Rafforzamento della SPI a livello internazionale con una presenza impegnata, assertiva, consapevole del proprio peso societario e scientifico.

Ottimizzazione e affinamento della Ricerca scientifica. Congressi meno pletorici e dispersivi, più discussione e confronto. Gruppi di studio nazionali su temi d’interesse generale. Valorizzazione della Rivista di Psicoanalisi, di Psiche, di Spiweb.

Potenziamento e coordinamento dei Servizi di Consultazione, nel rispetto delle esperienze locali, con attività di psicoterapia con diversi setting a tariffe agevolate.

Contrasto alla crescente burocratizzazione. Efficace spending revew.

Ascolto della “dissidenza” tramite appositi incontri semestrali col Presidente.

 

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PROGRAMMA PER LA CANDIDATURA A PRESIDENTE DELLA S.P.I.

Cari Colleghi, ho deciso di presentare la mia candidatura alla Presidenza della S.P.I. sollecitato da alcuni amici/colleghi che hanno ritenuto io potessi rappresentare un’alternativa ad altre candidature in campo. Ci ho pensato a lungo e qui di seguito vi presento il risultato delle mie riflessioni, frutto del confronto con i colleghi che hanno accettato di fare parte della mia “squadra”: Vanna Berlincioni, come candidata Vice-Presidente; Walter Bruno, Segretario Nazionale del Training; Enrico Mangini, Direttore della Rivista di Psicoanalisi, Giorgio Mattana, Segretario Scientifico. Come si può notare non sono coperti due ruoli “tecnici”, quello di Segretario e quello di Tesoriere. Per essi abbiamo contattato un certo numero di colleghi da noi ritenuti idonei a queste funzioni, i quali però, pur esprimendo apprezzamento per la proposta, non hanno ritenuto di accettare per ragioni personali. D’altra parte, poiché i soci hanno la possibilità al di là della logica di squadra di votare i singoli candidati nei diversi ruoli, riteniamo che ciò non costituisca un impedimento alla costituzione del prossimo Esecutivo.

Una premessa. La psicoanalisi si trova ad affrontare un periodo di crisi,  sia per il suo particolare statuto epistemologico, attaccato a torto o a ragione da altre scienze, sia per i profondi cambiamenti sociali ed economici che comportano una drastica diminuzione della domanda di analisi intensive, la richiesta prevalente di trattamenti psicoterapeutici, l’ampliarsi delle patologie non nevrotiche e, riguardo i pazienti, una crescente intolleranza della dipendenza e una minore disponibilità di tempo accentuata dalla crescente mobilità sociale. Cambiamenti rispetto ai quali la psicoanalisi presenta una storica difficoltà ad adeguare la propria organizzazione istituzionale e i modi della sua trasmissione. In tale contesto è precipua responsabilità degli psicoanalisti raccogliere la sfida di garantire una valida gestione del patrimonio scientifico/culturale ereditato, sorretti dalla fiducia nella teoria, nel metodo e nelle persone che hanno scelto questa professione. Obiettivo che riusciremo a cogliere tanto più felicemente quanto più riusciremo a coniugare il corpus teorico e l’eredità storica con i cambiamenti che la realtà attuale ci richiede, e quanto più avremo la capacità di aprirci con efficacia al mondo, avendo cura al contempo di preservare la nostra specificità teorico-clinico-professionale. Impegno che è importante perseguire sia a livello nazionale che internazionale, intensificando la nostra presenza sia nella FEP che nell’IPA. A questo scopo, oltre a sostenere la disponibilità dei tanti soci che già sono attivi sulla scena internazionale, ritengo importante investire sui giovani, favorendo la valorizzazione della conoscenza delle lingue e la partecipazione attiva a Convegni, Congressi, Programmi di ricerca, e facilitando i più diversi scambi con altre Società di Psicoanalisi.

Con tali premesse ritengo che l’Esecutivo della SPI debba operare, realisticamente, nei seguenti ambiti:

Trasmissione della psicoanalisi. Ricerca. Riorganizzazione societaria.

Tre punti che vedo come strettamente interdipendenti in quanto, come comunità scientifica e professionale, possiamo aspirare ad ottenere il riconoscimento che ci spetta da parte della più ampia comunità scientifica solo se, per dialogare con essa, sapremo attrezzarci di strumenti adeguati a sostenere un confronto di alto profilo. Il che richiede di sforzarci di capire le ragioni degli altri e sforzarci di far capire il nostro linguaggio. Un obiettivo ambizioso che richiede che la nostra ricerca non si limiti ad essere autoreferenziale ma sia capace di proporre confronti e di riconoscere convergenze e differenze.

Trasmissione della Psicoanalisi. Ciò avviene in senso lato attraverso la diffusione della cultura psicoanalitica e in senso stretto attraverso la formazione dei nuovi psicoanalisti secondo criteri che sappiano coniugare rigore e creatività, tradizione e innovazione, nel riconoscimento e nel rispetto delle differenze teorico-cliniche di Scuole e Indirizzi.

Sul piano operativo ritengo siano maturi i tempi per affrontare una sostanziale riforma del Training. Questa dovrà scaturire da un’ampia discussione societaria intorno a alcuni punti d’interesse cruciale, riguardo i quali l’Esecutivo che dovessi eventualmente guidare avrebbe le seguenti posizioni:

come punto di partenza l’adesione universalmente accettata del modello “tripartito”, costituito da analisi, supervisioni, 4 anni di corsi teorici, senza trascurare il “quarto pilastro”, suggerito da Bolognini, rappresentato dall’attitudine al lavoro di gruppo. Un modello che, pur facendo tesoro del patrimonio di pensiero e d’esperienza rappresentato dai 3 modelli riconosciuti dall’IPA (Eitingon, Francese, Uruguaiano) non si precluda la possibilità di esitare in un modello originale, in tal caso “Italiano”, che rispecchi le specificità storico-scientifiche della psicoanalisi di casa nostra.

Abbassamento del limite d’età per l’accesso alle  selezioni a 36 anni, misura importante per contrastare il fenomeno dell’ageing della SPI.

Definizione periodica del numero massimo (programmato) di candidati che la SPI ogni anno può accettare con l’intento di garantire loro una formazione ottimale, una maggior possibilità di reperire casi d’analisi ed evitare una crescita indiscriminata della Società, il che richiede un ulteriore affinamento dei criteri di selezione. Ciò inoltre consentirà di effettuare una scelta più mirata tra gli aspiranti analisti, favorendo una scrematura tra coloro per i quali “non vi è nessuna ragione perché vengano esclusi, ma nemmeno nessuna ragione per cui debbano essere accettati”.

Selezione unica dopo almeno trenta mesi e quattrocento sedute di analisi a tre/quattro sedute settimanali. Questa, intesa come analisi personale il più possibile al riparo da influenze dell’Istituzione, può essere fatta con un analista che ne abbia titolo, attualmente un M.O. della SPI e/o dell’IPA. In caso di esito negativo è possibile all’aspirante ripresentarsi altre due volte. La selezione deve portare alla scelta di persone che presentino non solo una generica “attitudine” psicoanalitica ma anche interessi culturali, propensione alla ricerca, conoscenza delle lingue.

Ritengo poi sia utile ripensare l’organizzazione dell’insegnamento nei 4 anni previsti, tenendo conto della necessità di:

Aggiornare permanentemente, con prudenza e intelligenza, il Programma d’insegnamento e la sua articolazione in Corsi, tenendo conto dell’esperienza accumulata, allo scopo di definire un rapporto ottimale tra il fondamentale insegnamento critico del pensiero di Freud, quello delle principali correnti che ne sono derivate e i più importanti indirizzi attuali, senza trascurare le implicazioni teorico/cliniche implicite nell’ampliamento del metodo.

Mettere a punto un regolamento dettagliato, per ogni passo del training, che consenta a chiunque (organismi istituzionali, docenti, candidati) di evitare dubbi, ambiguità e contestazioni  sulla prassi da tenersi in qualunque circostanza, tale da costituire un punto di riferimento comune (un unico es.: con quali criteri scegliere le “prescrizioni/i suggerimenti” della Commissione valutatrice al candidato che non abbia superato il colloquio di Qualifica?).

Al contempo, all’interno della discussione generale sul training, un punto particolarmente qualificante è comunque la revisione del nostro attuale modello (Eitingon) sulla base di quanto da tempo vado sostenendo in sede nazionale e internazionale, attraverso una decisa opera diplomatica con altri paesi seguaci dello stesso modello, allo scopo di costituire un ampio schieramento deciso a rinegoziare con l’IPA il numero delle sedute necessarie per il percorso di training: non più 4 o 5 settimanali ma da 3 a 5, sia per l’analisi di training sia per quelle condotte dagli allievi in supervisione, sulla base delle argomentazioni da me esposte nel mio intervento di fine giugno 2015 nel dibattito sul sito dell’IPA sulle variazioni del modello Eitingon (riportato in mailing list il 7/10/2015) che ebbe un notevole consenso sia in Italia che presso altri paesi (es. la Società Brasiliana).

Infine, per ottenere l’attribuzione delle Funzioni di Training, oltre a quanto già previsto dovrebbe essere richiesta all’aspirante la partecipazione documentata ad almeno 8 seminari, che ogni Sezione Locale dovrà organizzare permanentemente, nella misura di 3 all’anno, per approfondire teoria e tecnica della supervisione. Nella prova per la valutazione degli aspiranti AFT andrebbe inoltre prevista anche una “supervisione” da farsi sul testo di una settimana di analisi.

Ricerca. L’Esecutivo favorisce l’organizzazione della Ricerca su scala nazionale attraverso Gruppi di Studio su aree di ricerca fondamentali e organizza i Congressi Nazionali della SPI i quali, oltre a essere luogo di dibattito sui temi prescelti, sono anche il naturale contenitore dei risultati conseguiti dai Gruppi di Studio nonché sede di confronto tra Gruppi impegnati in aree contigue. Mentre ai Centri viene delegata soprattutto la ricerca scaturita dalla libera iniziativa dei soci, suscettibile quindi di espandersi creativamente in qualunque direzione. 

I Gruppi di Ricerca a livello nazionale lavorano su temi fondamentali, come il Gruppo di studio sul Metodo coordinato da Riolo, o il gruppo su Psicoanalisi e Neuroscienze coordinato da Falci. Nuovi gruppi, coordinati da responsabili scelti all’interno dei singoli gruppi, possono costituirsi con definizioni precise riguardo all’oggetto, al metodo e agli obiettivi. Tra i tanti argomenti che possono essere scelti come oggetto di ricerca mi limito a citarne due: “I modelli di Training nell’ambito IPA e SPI: storia, caratteristiche, efficacia, scientificità”, fondamentale per sostenere la discussione a livello internazionale sulla necessità di aggiornare il nostro modello di Training; e “Fattori terapeutici ed estensione del metodo”, riflessione necessaria per affrontare al meglio il cambiamento dei nostri pazienti e la necessità di lavorare analiticamente anche a ritmi non intensivi. Con periodicità quadriennale la Commissione scientifica sceglie un argomento di comune interesse da proporre ai Centri come ambito privilegiato di ricerca fino al successivo Congresso Nazionale, favorendo lo scambio e la collaborazione inter-Centri. Sempre con cadenza quadriennale, ma alternato di due anni, è il Congresso definito “Giornate Italiane”, più aperto al confronto con temi culturali e sociali, più aperto anche a un pubblico che non sia di soli psicoanalisti. Nell’organizzazione di tali Congressi si dovrà avere cura, fra l’altro, alla gestione dei tempi, con particolare attenzione allo spazio riservato alla discussione tra relatori, discussant e pubblico in sala.

Allo scopo di sostenere la ricerca ogni anno nel bilancio della SPI potrebbe essere conteggiata una cifra da definirsi, di alcune migliaia di euro, per sostenere il miglior progetto, proposto da un socio o un gruppo di soci, che abbia come obiettivo quello di validare la scientificità e l’efficacia del metodo psicoanalitico e/o il confronto con altri indirizzi psicoterapeutici.

E’ importante proseguire nell’impegno di rendere la “Rivista di Psicoanalisi” e “Psiche” sempre più adeguate al confronto con le maggiori Riviste internazionali, ricorrendo fra l’altro alla pubblicazione degli articoli più originali in doppia lingua, italiano e inglese. Inoltre sono maturi i tempi per un aggiornamento del CD contenente tutte le annate delle due Riviste, fermo al 2008. Rivista e Psiche, in quanto organi scientifici della SPI, potrebbero anche essere il contenitore dei risultati conseguiti dai gruppi di ricerca più attivi e creativi. La direzione di Psiche, come già avviene per la Rivista, va messa in votazione. Fondamentale è poi l’aggiornamento permanente del sito web della SPI, curando parimente sia l’area privata che quella rivolta al pubblico. Al riguardo deve essere cura dell’Esecutivo esercitare particolare sensibilità nel cogliere suggerimenti utili e nuove tendenze.

Riorganizzazione societaria. Premesso che già gli Esecutivi precedenti hanno fatto apprezzabili passi in questa direzione, è pur vero che è necessario un continuo aggiornamento. Credo sia importante innanzitutto alimentare fiducia e valorizzazione di quanto vi è di buono nella nostra Società, con spirito democratico e trasparenza. Sul piano pratico è necessario incrementare il coordinamento dell’attività dei Centri, sia riguardo l’attività scientifica che quella culturale, lasciando loro piena autonomia ma favorendone l’ottimizzazione, cercando di evitare eccessive dispersioni e ripetitività. Altrettanto importante è cercare di snellire l’apparato burocratico delle segreterie nazionali e locali curandone l’efficienza e il contenimento dei costi.

Studiare la possibilità che i Servizi di Consultazione vengano meglio organizzati e pubblicizzati, e possano attrezzarsi per fornire un servizio clinico, di diagnosi, informazione e indirizzo, oltre che di terapia a breve/medio termine a tariffa nazionale unica agevolata. Non escludendo la possibilità di fornire a utenti idonei l’opportunità di fare un’analisi, ugualmente a tariffa ridotta, con Candidati che accettino di giocare questo ruolo in modo esplicito, con la qualifica ad hoc di “psicoanalista candidato SPI”. Possono essere inoltre incrementate le iniziative volte a fornire, da parte dei Centri, servizi di supervisione istituzionale e di discussione gruppale dei casi clinici per persone che operino nel campo della salute mentale per adulti e minori.

Curare in modo particolare i rapporti con altre Società e Istituzioni con cui la SPI sia interessata ad approfondire il dialogo e la collaborazione, in primis le Istituzioni Psichiatriche, L’Ordine dei Medici, l’Ordine degli Psicologi, l’Università.

Censire, con modalità da definirsi, le specifiche competenze dei soci non solo in ambito psicoanalitico ma anche in altri ambiti scientifici e culturali, così come nella conoscenza di una o più lingue.  Ciò potrebbe essere particolarmente utile in diverse occasioni di studio, di ricerca, di scambi e incarichi internazionali, di iniziative di outreach.

Ridare vita, riuscendo a trovare la copertura economica, al Roster cartaceo in vigore fino a pochi anni fa’.

Effettuare una spending rewiev che consenta di monitorare e razionalizzare la spesa corrente, la sua distribuzione, il rapporto tra costi e benefici di ogni “investimento” e consenta, in modo realistico, di effettuare risparmi sui costi eccessivi.

Infine, poiché è mia convinzione che l’ascolto della critica possa essere foriero di riflessioni utili  e di idee nuove, vorrei inaugurare una sorta di “forum della dissidenza”. In pratica sarebbe mia intenzione dare l’opportunità, a chiunque sia costruttivamente critico nel confronti dell’Esecutivo, di esprimere il proprio disaccordo e le proprie proposte, due volte l’anno, nel corso di appositi incontri.

 

 

Sottoscrivono:

Cecilia Alvarez, Bruno Baldaro, Enrica Ballardini, Gabriella Bartoli, Walter Bruno, Maria cristina Calzolari, Patrizio Campanile, Paolo Cotrufo, Anna Oliva De Cesarei, Cosima De Giorgi, Graziano De Giorgio, Vinicio Del Gobbo, Alessandra De Marchi, Massimo De Mari, Giuliana Dondi, Giuseppe Fiorentini, Manuela Fraire, Manuela Gabrielli, Alessandro Garella, Franco Gazzoletti, Pietro Goisis, Pierluigi Grosoli,  Roberta Guarnieri, Gregorio Hautmann, Paolo Kluzer, Lidia Leonelli, Silvana Lombardi, Simona Lucantoni, Alberto Luchetti, Sandra Maestro, Marco Magrini, Giovanna Mandolesi, Enrico Mangini, Mauro Manica, Maddalena Marascutto, Andrea Marzi, Paola Masoni, Giorgio Mereu, Silvia Molinari, Marco Monari, Maria Moscara, Roberto Musella, Cristina Nanetti, Luca Nicoli, Fausto Petrella, Giana Petronio, Annamaria Peverini, Violet Pietrantonio, Francesco Pozzi, Carmen Désiré Riemer, Cristiano Rocchi, Anna Roncarati, Marco Sarno, Andrea Scardovi, Cosimo Schinaia, Antonio Alberto Semi, Alberto Shon, Michele Stuflesser, Annunzio Talacchi, Gabriella Vandi, Sisto Vecchio, Mario Vittorangeli, Mini Zanchi, Federica Zauli, Gino Zucchini.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Angelo Battistini

Sintesi del Programma

Impegno per una SPI democratica, trasparente, solidale, aperta al confronto con la comunità scientifica e la società civile, che valorizzi i giovani e contrasti l’ageing.

Curare la Trasmissione della Psicoanalisi con l’aggiornamento del modello di Training: un modello “Italiano” basato su selezioni uniche dopo qualche anno di analisi e una frequenza di sedute settimanali da tre a cinque.

Premiare, nella scelta dei futuri analisti, non solo la motivazione, ma anche la creatività, la cultura generale, l’attitudine alla ricerca, la conoscenza delle lingue.

Formazione alla supervisione degli aspiranti AFT. Approfondimento dell’insegnamento clinico in relazione all’estensione del metodo.

Rafforzamento della SPI a livello internazionale con una presenza impegnata, assertiva, consapevole del proprio peso societario e scientifico.

Ottimizzazione e affinamento della Ricerca scientifica. Congressi meno pletorici e dispersivi, più discussione e confronto. Gruppi di studio nazionali su temi d’interesse generale. Valorizzazione della Rivista di Psicoanalisi, di Psiche, di Spiweb.

Potenziamento e coordinamento dei Servizi di Consultazione, nel rispetto delle esperienze locali, con attività di psicoterapia con diversi setting a tariffe agevolate.

Contrasto alla crescente burocratizzazione. Efficace spending revew.

Ascolto della “dissidenza” tramite appositi incontri semestrali col Presidente.

 

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PROGRAMMA PER LA CANDIDATURA A PRESIDENTE DELLA S.P.I.

Cari Colleghi, ho deciso di presentare la mia candidatura alla Presidenza della S.P.I. sollecitato da alcuni amici/colleghi che hanno ritenuto io potessi rappresentare un’alternativa ad altre candidature in campo. Ci ho pensato a lungo e qui di seguito vi presento il risultato delle mie riflessioni, frutto del confronto con i colleghi che hanno accettato di fare parte della mia “squadra”: Vanna Berlincioni, come candidata Vice-Presidente; Walter Bruno, Segretario Nazionale del Training; Enrico Mangini, Direttore della Rivista di Psicoanalisi, Giorgio Mattana, Segretario Scientifico. Come si può notare non sono coperti due ruoli “tecnici”, quello di Segretario e quello di Tesoriere. Per essi abbiamo contattato un certo numero di colleghi da noi ritenuti idonei a queste funzioni, i quali però, pur esprimendo apprezzamento per la proposta, non hanno ritenuto di accettare per ragioni personali. D’altra parte, poiché i soci hanno la possibilità al di là della logica di squadra di votare i singoli candidati nei diversi ruoli, riteniamo che ciò non costituisca un impedimento alla costituzione del prossimo Esecutivo.

Una premessa. La psicoanalisi si trova ad affrontare un periodo di crisi,  sia per il suo particolare statuto epistemologico, attaccato a torto o a ragione da altre scienze, sia per i profondi cambiamenti sociali ed economici che comportano una drastica diminuzione della domanda di analisi intensive, la richiesta prevalente di trattamenti psicoterapeutici, l’ampliarsi delle patologie non nevrotiche e, riguardo i pazienti, una crescente intolleranza della dipendenza e una minore disponibilità di tempo accentuata dalla crescente mobilità sociale. Cambiamenti rispetto ai quali la psicoanalisi presenta una storica difficoltà ad adeguare la propria organizzazione istituzionale e i modi della sua trasmissione. In tale contesto è precipua responsabilità degli psicoanalisti raccogliere la sfida di garantire una valida gestione del patrimonio scientifico/culturale ereditato, sorretti dalla fiducia nella teoria, nel metodo e nelle persone che hanno scelto questa professione. Obiettivo che riusciremo a cogliere tanto più felicemente quanto più riusciremo a coniugare il corpus teorico e l’eredità storica con i cambiamenti che la realtà attuale ci richiede, e quanto più avremo la capacità di aprirci con efficacia al mondo, avendo cura al contempo di preservare la nostra specificità teorico-clinico-professionale. Impegno che è importante perseguire sia a livello nazionale che internazionale, intensificando la nostra presenza sia nella FEP che nell’IPA. A questo scopo, oltre a sostenere la disponibilità dei tanti soci che già sono attivi sulla scena internazionale, ritengo importante investire sui giovani, favorendo la valorizzazione della conoscenza delle lingue e la partecipazione attiva a Convegni, Congressi, Programmi di ricerca, e facilitando i più diversi scambi con altre Società di Psicoanalisi.

Con tali premesse ritengo che l’Esecutivo della SPI debba operare, realisticamente, nei seguenti ambiti:

Trasmissione della psicoanalisi. Ricerca. Riorganizzazione societaria.

Tre punti che vedo come strettamente interdipendenti in quanto, come comunità scientifica e professionale, possiamo aspirare ad ottenere il riconoscimento che ci spetta da parte della più ampia comunità scientifica solo se, per dialogare con essa, sapremo attrezzarci di strumenti adeguati a sostenere un confronto di alto profilo. Il che richiede di sforzarci di capire le ragioni degli altri e sforzarci di far capire il nostro linguaggio. Un obiettivo ambizioso che richiede che la nostra ricerca non si limiti ad essere autoreferenziale ma sia capace di proporre confronti e di riconoscere convergenze e differenze.

Trasmissione della Psicoanalisi. Ciò avviene in senso lato attraverso la diffusione della cultura psicoanalitica e in senso stretto attraverso la formazione dei nuovi psicoanalisti secondo criteri che sappiano coniugare rigore e creatività, tradizione e innovazione, nel riconoscimento e nel rispetto delle differenze teorico-cliniche di Scuole e Indirizzi.

Sul piano operativo ritengo siano maturi i tempi per affrontare una sostanziale riforma del Training. Questa dovrà scaturire da un’ampia discussione societaria intorno a alcuni punti d’interesse cruciale, riguardo i quali l’Esecutivo che dovessi eventualmente guidare avrebbe le seguenti posizioni:

come punto di partenza l’adesione universalmente accettata del modello “tripartito”, costituito da analisi, supervisioni, 4 anni di corsi teorici, senza trascurare il “quarto pilastro”, suggerito da Bolognini, rappresentato dall’attitudine al lavoro di gruppo. Un modello che, pur facendo tesoro del patrimonio di pensiero e d’esperienza rappresentato dai 3 modelli riconosciuti dall’IPA (Eitingon, Francese, Uruguaiano) non si precluda la possibilità di esitare in un modello originale, in tal caso “Italiano”, che rispecchi le specificità storico-scientifiche della psicoanalisi di casa nostra.

Abbassamento del limite d’età per l’accesso alle  selezioni a 36 anni, misura importante per contrastare il fenomeno dell’ageing della SPI.

Definizione periodica del numero massimo (programmato) di candidati che la SPI ogni anno può accettare con l’intento di garantire loro una formazione ottimale, una maggior possibilità di reperire casi d’analisi ed evitare una crescita indiscriminata della Società, il che richiede un ulteriore affinamento dei criteri di selezione. Ciò inoltre consentirà di effettuare una scelta più mirata tra gli aspiranti analisti, favorendo una scrematura tra coloro per i quali “non vi è nessuna ragione perché vengano esclusi, ma nemmeno nessuna ragione per cui debbano essere accettati”.

Selezione unica dopo almeno trenta mesi e quattrocento sedute di analisi a tre/quattro sedute settimanali. Questa, intesa come analisi personale il più possibile al riparo da influenze dell’Istituzione, può essere fatta con un analista che ne abbia titolo, attualmente un M.O. della SPI e/o dell’IPA. In caso di esito negativo è possibile all’aspirante ripresentarsi altre due volte. La selezione deve portare alla scelta di persone che presentino non solo una generica “attitudine” psicoanalitica ma anche interessi culturali, propensione alla ricerca, conoscenza delle lingue.

Ritengo poi sia utile ripensare l’organizzazione dell’insegnamento nei 4 anni previsti, tenendo conto della necessità di:

Aggiornare permanentemente, con prudenza e intelligenza, il Programma d’insegnamento e la sua articolazione in Corsi, tenendo conto dell’esperienza accumulata, allo scopo di definire un rapporto ottimale tra il fondamentale insegnamento critico del pensiero di Freud, quello delle principali correnti che ne sono derivate e i più importanti indirizzi attuali, senza trascurare le implicazioni teorico/cliniche implicite nell’ampliamento del metodo.

Mettere a punto un regolamento dettagliato, per ogni passo del training, che consenta a chiunque (organismi istituzionali, docenti, candidati) di evitare dubbi, ambiguità e contestazioni  sulla prassi da tenersi in qualunque circostanza, tale da costituire un punto di riferimento comune (un unico es.: con quali criteri scegliere le “prescrizioni/i suggerimenti” della Commissione valutatrice al candidato che non abbia superato il colloquio di Qualifica?).

Al contempo, all’interno della discussione generale sul training, un punto particolarmente qualificante è comunque la revisione del nostro attuale modello (Eitingon) sulla base di quanto da tempo vado sostenendo in sede nazionale e internazionale, attraverso una decisa opera diplomatica con altri paesi seguaci dello stesso modello, allo scopo di costituire un ampio schieramento deciso a rinegoziare con l’IPA il numero delle sedute necessarie per il percorso di training: non più 4 o 5 settimanali ma da 3 a 5, sia per l’analisi di training sia per quelle condotte dagli allievi in supervisione, sulla base delle argomentazioni da me esposte nel mio intervento di fine giugno 2015 nel dibattito sul sito dell’IPA sulle variazioni del modello Eitingon (riportato in mailing list il 7/10/2015) che ebbe un notevole consenso sia in Italia che presso altri paesi (es. la Società Brasiliana).

Infine, per ottenere l’attribuzione delle Funzioni di Training, oltre a quanto già previsto dovrebbe essere richiesta all’aspirante la partecipazione documentata ad almeno 8 seminari, che ogni Sezione Locale dovrà organizzare permanentemente, nella misura di 3 all’anno, per approfondire teoria e tecnica della supervisione. Nella prova per la valutazione degli aspiranti AFT andrebbe inoltre prevista anche una “supervisione” da farsi sul testo di una settimana di analisi.

Ricerca. L’Esecutivo favorisce l’organizzazione della Ricerca su scala nazionale attraverso Gruppi di Studio su aree di ricerca fondamentali e organizza i Congressi Nazionali della SPI i quali, oltre a essere luogo di dibattito sui temi prescelti, sono anche il naturale contenitore dei risultati conseguiti dai Gruppi di Studio nonché sede di confronto tra Gruppi impegnati in aree contigue. Mentre ai Centri viene delegata soprattutto la ricerca scaturita dalla libera iniziativa dei soci, suscettibile quindi di espandersi creativamente in qualunque direzione. 

I Gruppi di Ricerca a livello nazionale lavorano su temi fondamentali, come il Gruppo di studio sul Metodo coordinato da Riolo, o il gruppo su Psicoanalisi e Neuroscienze coordinato da Falci. Nuovi gruppi, coordinati da responsabili scelti all’interno dei singoli gruppi, possono costituirsi con definizioni precise riguardo all’oggetto, al metodo e agli obiettivi. Tra i tanti argomenti che possono essere scelti come oggetto di ricerca mi limito a citarne due: “I modelli di Training nell’ambito IPA e SPI: storia, caratteristiche, efficacia, scientificità”, fondamentale per sostenere la discussione a livello internazionale sulla necessità di aggiornare il nostro modello di Training; e “Fattori terapeutici ed estensione del metodo”, riflessione necessaria per affrontare al meglio il cambiamento dei nostri pazienti e la necessità di lavorare analiticamente anche a ritmi non intensivi. Con periodicità quadriennale la Commissione scientifica sceglie un argomento di comune interesse da proporre ai Centri come ambito privilegiato di ricerca fino al successivo Congresso Nazionale, favorendo lo scambio e la collaborazione inter-Centri. Sempre con cadenza quadriennale, ma alternato di due anni, è il Congresso definito “Giornate Italiane”, più aperto al confronto con temi culturali e sociali, più aperto anche a un pubblico che non sia di soli psicoanalisti. Nell’organizzazione di tali Congressi si dovrà avere cura, fra l’altro, alla gestione dei tempi, con particolare attenzione allo spazio riservato alla discussione tra relatori, discussant e pubblico in sala.

Allo scopo di sostenere la ricerca ogni anno nel bilancio della SPI potrebbe essere conteggiata una cifra da definirsi, di alcune migliaia di euro, per sostenere il miglior progetto, proposto da un socio o un gruppo di soci, che abbia come obiettivo quello di validare la scientificità e l’efficacia del metodo psicoanalitico e/o il confronto con altri indirizzi psicoterapeutici.

E’ importante proseguire nell’impegno di rendere la “Rivista di Psicoanalisi” e “Psiche” sempre più adeguate al confronto con le maggiori Riviste internazionali, ricorrendo fra l’altro alla pubblicazione degli articoli più originali in doppia lingua, italiano e inglese. Inoltre sono maturi i tempi per un aggiornamento del CD contenente tutte le annate delle due Riviste, fermo al 2008. Rivista e Psiche, in quanto organi scientifici della SPI, potrebbero anche essere il contenitore dei risultati conseguiti dai gruppi di ricerca più attivi e creativi. La direzione di Psiche, come già avviene per la Rivista, va messa in votazione. Fondamentale è poi l’aggiornamento permanente del sito web della SPI, curando parimente sia l’area privata che quella rivolta al pubblico. Al riguardo deve essere cura dell’Esecutivo esercitare particolare sensibilità nel cogliere suggerimenti utili e nuove tendenze.

Riorganizzazione societaria. Premesso che già gli Esecutivi precedenti hanno fatto apprezzabili passi in questa direzione, è pur vero che è necessario un continuo aggiornamento. Credo sia importante innanzitutto alimentare fiducia e valorizzazione di quanto vi è di buono nella nostra Società, con spirito democratico e trasparenza. Sul piano pratico è necessario incrementare il coordinamento dell’attività dei Centri, sia riguardo l’attività scientifica che quella culturale, lasciando loro piena autonomia ma favorendone l’ottimizzazione, cercando di evitare eccessive dispersioni e ripetitività. Altrettanto importante è cercare di snellire l’apparato burocratico delle segreterie nazionali e locali curandone l’efficienza e il contenimento dei costi.

Studiare la possibilità che i Servizi di Consultazione vengano meglio organizzati e pubblicizzati, e possano attrezzarsi per fornire un servizio clinico, di diagnosi, informazione e indirizzo, oltre che di terapia a breve/medio termine a tariffa nazionale unica agevolata. Non escludendo la possibilità di fornire a utenti idonei l’opportunità di fare un’analisi, ugualmente a tariffa ridotta, con Candidati che accettino di giocare questo ruolo in modo esplicito, con la qualifica ad hoc di “psicoanalista candidato SPI”. Possono essere inoltre incrementate le iniziative volte a fornire, da parte dei Centri, servizi di supervisione istituzionale e di discussione gruppale dei casi clinici per persone che operino nel campo della salute mentale per adulti e minori.

Curare in modo particolare i rapporti con altre Società e Istituzioni con cui la SPI sia interessata ad approfondire il dialogo e la collaborazione, in primis le Istituzioni Psichiatriche, L’Ordine dei Medici, l’Ordine degli Psicologi, l’Università.

Censire, con modalità da definirsi, le specifiche competenze dei soci non solo in ambito psicoanalitico ma anche in altri ambiti scientifici e culturali, così come nella conoscenza di una o più lingue.  Ciò potrebbe essere particolarmente utile in diverse occasioni di studio, di ricerca, di scambi e incarichi internazionali, di iniziative di outreach.

Ridare vita, riuscendo a trovare la copertura economica, al Roster cartaceo in vigore fino a pochi anni fa’.

Effettuare una spending rewiev che consenta di monitorare e razionalizzare la spesa corrente, la sua distribuzione, il rapporto tra costi e benefici di ogni “investimento” e consenta, in modo realistico, di effettuare risparmi sui costi eccessivi.

Infine, poiché è mia convinzione che l’ascolto della critica possa essere foriero di riflessioni utili  e di idee nuove, vorrei inaugurare una sorta di “forum della dissidenza”. In pratica sarebbe mia intenzione dare l’opportunità, a chiunque sia costruttivamente critico nel confronti dell’Esecutivo, di esprimere il proprio disaccordo e le proprie proposte, due volte l’anno, nel corso di appositi incontri.

 

 

Sottoscrivono:

Cecilia Alvarez, Bruno Baldaro, Enrica Ballardini, Gabriella Bartoli, Walter Bruno, Maria cristina Calzolari, Patrizio Campanile, Paolo Cotrufo, Anna Oliva De Cesarei, Cosima De Giorgi, Graziano De Giorgio, Vinicio Del Gobbo, Alessandra De Marchi, Massimo De Mari, Giuliana Dondi, Giuseppe Fiorentini, Manuela Fraire, Manuela Gabrielli, Alessandro Garella, Franco Gazzoletti, Pietro Goisis, Pierluigi Grosoli,  Roberta Guarnieri, Gregorio Hautmann, Paolo Kluzer, Lidia Leonelli, Silvana Lombardi, Simona Lucantoni, Alberto Luchetti, Sandra Maestro, Marco Magrini, Giovanna Mandolesi, Enrico Mangini, Mauro Manica, Maddalena Marascutto, Andrea Marzi, Paola Masoni, Giorgio Mereu, Silvia Molinari, Marco Monari, Maria Moscara, Roberto Musella, Cristina Nanetti, Luca Nicoli, Fausto Petrella, Giana Petronio, Annamaria Peverini, Violet Pietrantonio, Francesco Pozzi, Carmen Désiré Riemer, Cristiano Rocchi, Anna Roncarati, Marco Sarno, Andrea Scardovi, Cosimo Schinaia, Antonio Alberto Semi, Alberto Shon, Michele Stuflesser, Annunzio Talacchi, Gabriella Vandi, Sisto Vecchio, Mario Vittorangeli, Mini Zanchi, Federica Zauli, Gino Zucchini.